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LAVORARE ALLA CIECA

NON È UN DESTINO 

di Attilio Pagano

 

 

Nella vita di tutti i giorni, svolgiamo una ampia serie di attività basandoci sulla presunzione che le caratteristiche del contesto in cui ci troviamo siano come ce le aspettiamo e non sulla verifica di come esse sono in realtà. Le conseguenze dell'agire sulla base di una simile presunzione possono variare da esiti per nulla influenti sulla prestazione attesa a esiti disastrosi (come, per esempio, nel caso del disastro disastro di Linate del 8 ottobre 2001, quando il decollo di un aereo della Scandinavian Air Lines fu autorizzato presumendo che la pista fosse libera. La pista, invece, non era libera e ci fu una collisione con un altro aereo e 118 persero la vita).

Le azioni di verifica costano fatica mentale e fisica, costano tempo, a volte comportano il consumo di energia e materiali. La presunzione, invece, e praticamente senza costi, e rapida e, di solito, funziona. Un problema di sicurezza nasce proprio dal fatto che, di solito, agire sulla base delle proprie presunzioni funziona, non soltanto perché è più veloce e meno impegnativo, ma anche perché non produce incidenti. Ma "di solito" non equivale a sempre.

Per questo motivo è conveniente imparare a riconoscere le situazioni in cui può verificarsi questo affidamento alla presunzione. A esempio quando si assume che

-     le macchine su cui si va a fare una manovra siano state messe in sicurezza;

-     i colleghi del turno smontante abbiano effettivamente svolto il lavoro fino al punto previsto o comunicato;

-     le intenzioni e le attribuzioni di significato da parte del collega con cui devo cooperare siano simili alle mie ecc.

Le attività di verifica dello stato del contesto comportano il possesso e l'esercizio di competenze non tecniche. Qui sta, in gran parte, la capacità di gestire il rischio residuo.

La generica esortazione ai lavoratori a stare attenti risulta inevitabilmente vana.

Nessuno può stare attento a tutto, soprattutto per un periodo prolungato di tempo.

Lo stesso riferimento a una generica "attenzione" risulta inefficace. Conviene distinguere "attenzione focalizzata" e "attenzione latente".

La prima è faticosa è limitata. Per questo, con la abitudinaria ripetizione di una prestazione corrispondente al focus di attenzione, tendiamo a spostarne il modo di svolgimento dal controllo consapevole alla automazione inconsapevole. E questo inevitabile spostamento, se non altrimenti governato, conduce al lavorare alla cieca.

Le possibilità di governo del passaggio dalla prestazione consapevole a quella automatizzata stanno proprio nel riconoscimento e nella coltivazione dell'altro tipo di attenzione: l'attenzione latente.

Questa forma di attenzione è quella che, ad esempio, ci consente di accorgerci che qualcosa intorno a noi sta cambiando e che può valere la pena di ritornare da un modo di prestazione automatica a uno più controllato.

L'accensione, per così dire, dell'attenzione latente è facilitata dalla preparazione a raccogliere con i sensi le manifestazioni della variabilità presenti nel contesto operativo e ad attribuire a queste rilevazioni sensoriali un opportuno significato cognitivo.

Questa competenza si chiama CONSAPEVOLEZZA SITUAZIONALE ed è una delle Non Technical Skill: essa può essere insegnata, può essere appresa.

Lavorare alla cieca non è un destino già scritto nelle stelle.

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