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ARTICOLI

L’aumento dell’età anagrafica dei lavoratori in attività. Una nuova problematica per le Aziende.

di Gennaro Di Benedetto socio AiNTS tessera n. 218

Nel mare-magnum delle notizie che ormai si rincorrono con una velocità che spesso neanche dà il tempo per approfondirle, l’INPS ha appena comunicato che l’età anagrafica per il pensionamento dei lavoratori è stato alzato di quattro mesi, rapportando l’età del pensionamento alle aspettative di vita, pertanto i lavoratori ultrasessantenni potranno andare in pensione al compimento di 66 anni e 7 mesi.

L’innalzamento dell’età pensionabile sta riverberando e ancora di più riverbererà nei prossimi anni effetti problematici sulle aziende che impiegano risorse umane di cui dovranno “sopportare”  i costi sociali derivanti dal prolungamento della permanenza al lavoro.

E’ facilmente presumibile che le Aziende che hanno alle dipendenze personale ultrasessantenne e non provvederanno a disporre la propria organizzazione per affrontare la problematica si troveranno di fronte a  fenomeni di assenteismo prolungato che determineranno nuovi costi e difficoltà nella propria produzione.

Si tratta come è evidente di un fenomeno nuovo rispetto alle politiche legate alla gestione delle risorse umane che dovrà essere affrontato in maniera attenta ed intelligente da chi gestisce la parte precipua del valore aziendale. E’ questa infatti la connotazione che ormai si è fatta strada in gran parte degli “addetti ai lavori” ossia che le risorse umane sono il valore principale delle aziende e che i  risultati delle stesse dipendono dal modo e dall’attenzione che viene dedicata a chi fattivamente realizza la produzione, ergo, i risultati che i proprietari/investitori attendono dal loro investimento.

 

Ecco quindi un nuovo campo di intervento per chi gestisce le risorse umane. Come ridurre nel futuro prossimo i costi “sociali” che verranno addebitati alle aziende dall’innalzamento dell’età anagrafica?

 

La leva principale del risparmio che consiste nell’accompagnare all’uscita dall’Azienda i lavoratori pare destinata a non avere successo. Il nostro “ welfare” che prevede una riduzione del valore della pensione calcolata ormai sull’effettivo versato (qualcuno ricorda la famosa riforma  delle pensioni del 1995?) , unitamente alla crisi economica, che costringe spesso gli anziani a mantenere il proprio lavoro quale unica fonte di sostegno dei più giovani, spinge sempre di più i lavoratori ad “attendere” restando in azienda, l’agognato momento in cui potranno ricevere un reddito senza svolgere un’attività lavorativa.

Le direzioni delle risorse umane sono quindi chiamate ad un nuovo compito cui potranno far fronte esclusivamente adoperando prassi e modalità differenti da quelle conosciute.

Il nuovo compito richiederà anzitutto un forte lavoro sulla “motivazione” di questa particolare fascia di lavoratori.

Tanto più le aziende riusciranno a istituire politiche di appartenenza, ad instaurare cioè con questi lavoratori un rapporto privilegiato, che valorizzi l’anzianità di servizio degli stessi e dia loro uno stimolo maggiore alla loro partecipazione all’attività produttiva, tanto più riusciranno a tradurre in operatività una presenza che, per caratteristiche anagrafiche, potrebbe essere riduttiva.

Un passo ulteriore potrà essere rappresentato da una diversificazione di mansioni dei lavoratori anziani. La pratica è largamente conosciuta e deriva da modalità che la società metteva in atto regolarmente sino a quando ha potuto/voluto mantenere le famiglie allargate, destinando un “ruolo” a tutti i propri componenti. Agli anziani veniva infatti destinato il compito di trasmettere ai giovani le esperienze e le competenze che avevano acquisito nel corso della loro vita. Senza arrivare a pensare di trasformare in “coach” tutti i lavoratori, sicuramente alcuni avranno nuove forti motivazioni se indirizzati verso ruoli di assistenza/formativi dei nuovi arrivati e potranno essere un utile strumento di collegamento e di trasmissione di etica e modalità di lavorazione utili all’azienda.

Secondo il noto passaggio “se l’hai in casa non occorrerà uscire” mantenere i lavoratori anziani in effettivo servizio comporterà anche un’attività sociale per le direzioni delle risorse umane. Pensare infatti ad incrementare la presenza di un medico in azienda ridurrà certamente la necessità di assentarsi. Tanto più saranno presenti “servizi” medici espressamente dedicati agli anziani tanto più si ridurranno i tempi di assenza  .

Ed ancora si potrà pensare a chiedere ai sindacati presenti di realizzare una presenza dei patronati  che svolgeranno una funzione di guida e preparazione a tutte le pratiche pensionistiche.

 

Argomenti nuovi e diversi insomma, che vanno di pari passo con l’evoluzione e l’andamento della società e dell’economia, che costringeranno gli “addetti ai lavori” a misurarsi con problematiche da affrontare preparandosi e facendosi assistere da quei professionisti capaci di affrontare tematiche inusuali, in cui la creatività dovrà andare di pari passo con l’ottica della riduzione dei costi che diversamente verrà riversata sui risultati aziendali.

 

Per dare spazio ai commenti il contributo è pubblicato sul gruppo di discussione Comportamento Sicuro. Per accedere vai a questo link

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