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LE RELAZIONI PRESENTATE AI CONVEGNI DI AiNTS in Ambiente e Lavoro 2016  

   

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CONSAPEVOLEZZA DELL’UTILITA’ DELLE NTS

di Gabriello Palagi socio AiNTS tessera n° 219

 

 

 

 

 

 

Quale spazio per le NTS nella micro-impresa?

Questa la domanda che si pone il “consulente” che si avvicina ad AiNTS.

Questa una prima risposta, sviluppata partecipando al corso introduttivo alle NTS in Livorno nello scorso Febbraio.

Con facilità mnemonica richiamo le volte in cui i lavoratori, nella loro spontanea e/o ingenua “competenza”, hanno osservato, con altre parole, che Lavoro Come Immaginato (LCI) non corrisponde a Lavoro Come Fatto (LCF)

Distolgo l’attenzione e rifletto che la capacità di ascolto, relazionata alla capacità di interpretazione, avrebbe già da tempo confermato che il paradigma della sicurezza più adeguato ai contesti occupazionali sia LCF diverso da LCI, e non viceversa.

Ma questo, forse, è un aspetto che attiene alle competenze del “consulente” più orientato a LCI, oppure all’assunto che la sicurezza è “fare le cose conformi”.

Non attiene invece alla micro-impresa, tendente più a lavoro come fatto e poco a conoscenza che vi sia anche un modo “immaginato”.

Una della implicazioni del paradigma LCF diverso da LCI, e cioè: “la relazione gerarchica fondata più su controllo e autocontrollo e su osservazione e auto-osservazione”, potrebbe aiutare ad attenuare la preoccupazione del Preposto, che spesso chiede: “ma come faccio a controllare gli altri se devo anche io lavorare?”

Trovo stimolante pensare al Preposto come facilitatore del percorso di riconoscimento del rischio residuo, restituendo senso e qualifica.

Utile soffermarsi per chiarire, o ricordare, ciò che in effetti può essere travisato:

Rischio residuo, spesso ed erroneamente associato a rischio basso, non significa “trascurabile” o “assente”. Bensì rischio presente, governabile e soggetto a variabilità.

“Di solito” non equivale “a sempre” (da LAVORARE ALLA CIECA NON E’ UN DESTINO di A. Pagano – sito AiNTS).

Credo sia possibile condividere, sempre con i lavoratori, che LCF sia soggetto a molte variabili, alcune legate al comportamento e a sua volta condizionato da stati d’animo e/o soggettiva condizione, oltre alla propria percezione del rischio.

Oltre modo in questo momento storico dove il lavoro è causa di un affaticamento diffuso, sia fisico, che mentale ed anche emozionale, con la necessità di spostare/allargare l’attenzione a fasce di età fino a poco tempo fa non ricomprese nell’ambito occupazionale, con l’aumento del genere femminile nel mondo del lavoro, la consolidata presenza di lavoratori stranieri, oltre alle diverse tipologie contrattuali più flessibili che stabili; senza dimenticare le disabilità che negli anni possono subentrare ed il rilevante passaggio rappresentato dall’alternanza scuola lavoro.

 

 

La percezione del rischio, espressa come processo interpretativo e costruttivo che organizza stimoli elementari in configurazioni, secondo un principio di economia delle riserve cognitive per dare significato agli eventi

richiama in me il ricordo di lontani insegnamenti da “esperti contadini/agricoltori” per la raccolta delle pesche in estate, verso il giovane che impiega scalei portatili per cogliere dall’albero i frutti per sistemarle in cassette di legno, impilandole a terra:

il meteo e le sue variazioni, il sole, il vento, la brezza, i tempi di lavoro, le pause, il terreno, la maturazione del frutto al tatto, la stabilità e solidità della scala, la cedevolezza dei manici delle cassette, i compagni di lavoro e le loro caratteristiche, la continua osservazione e il richiamo negli “errori”

Quindi le categorie osservative? Ambiente – Materiali – Persone? Forse si.

L’attribuzione di “lavoratore esperto”, orientato ad una competenza consapevole, valorizza la professionalità del lavoratore, riconoscendo una abilità e rendendo dignità al lavoro.

Si può dunque introdurre il concetto di consapevolezza situazionale?

Processo legato al controllo dell’attenzione

ovvero

Conoscere cosa sta accadendo intorno a te

oppure

La percezione degli elementi presenti all’interno di un periodo di tempo e di un determinato spazio, la comprensione del loro significato e la proiezione del loro status nell’immediato futuro (da FRONT LINE DELLA SICUREZZA) 

 

 Torno a pormi la domanda su quale spazio per le NTS nelle micro-imprese:

 

Si, le NTS possono trovare spazio nelle microimprese.

 

E lo spazio risiede nella formazione.

 

Le nozioni ed i concetti possono essere trasferiti alle micro–imprese, in quanto “applicabili” e “attuabili”, oltre che di utilità 

 
 

“Le NTS possono essere insegnate, e possono essere apprese”. Condivido.

Occorre però sviluppare le necessarie competenze per farlo

 

E’ quindi necessario, per il “consulente”, proseguire il percorso appena intrapreso

 

 

     

 

“Lo sviluppo delle NTS è una necessità”.

Concordo.

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